QUANDO LA PERFEZIONE DIVENTA PRIGIONE
Se ti rispecchi in quello che hai appena letto, vorrei condividere con te una riflessione che ti può aiutare. Intanto ti chiedo: da dove nasce questa idea di perfezione? Prova a pensarci e a trovare la tua risposta. Io ti racconto quello che ho osservato.
Ogni giorno ci alziamo e affrontiamo la giornata in un mondo che ci mostra solo cose perfette: i social, la televisione, le pubblicità non lasciano scampo, unite al fatto che l’obiettivo lavorativo (e non solo) spesso è quello di produrre più degli altri, di essere meglio degli altri, di annientare gli altri. Osservate i bambini a scuola... vengono spinti ad essere i migliori senza che ci prendiamo il tempo di ascoltarli e capirli. Già da piccoli impariamo tutto questo!
Per quanto possiamo essere centrati, non siamo isolati dal mondo e, anche inconsciamente, l’idea che tutto deve quadrare dentro certi standard fa parte di noi.
Ma la vita non è perfezione, la vita è quello che ti capita tutti i giorni con i tuoi momenti no e quelli dove ti senti più in forma. Non siamo macchine progettate per essere perfette, siamo esseri progettati per far la nostra esperienza sulla terra con le nostre forze e vulnerabilità.
Se capiamo questo, l’attenzione può essere spostata da un’idea di assoluta oggettiva perfezione secondo i parametri imposti a un’idea di nostra soggettiva perfezione, ossia faccio del mio meglio con le risorse che ho. A volte possono essere tante, a volte poche.
Se riesco a fare questo e a scostarmi dal giudizio allora tutto diventa più facile. La domanda che mi posso fare ora è: ho fatto del mio meglio con le forze che avevo? Quando la risposta è si tu hai già fatto tutto perfettamente.
Un altro punto su cui puoi ragionare è la priorità delle cose. Non è possibile dare la priorità a tutto, ci saranno delle cose più importanti e cose meno importanti. Sulle prime tu puoi riversare le tue energie, sulle seconde quelle che bastano per svolgerle